Mohammad Ariyaei
Mohammad Ariyaei è un pittore autodidatta che ha affinato nel tempo il suo rifiuto per la disciplina, intesa come ciò che guida l’artista a conformarsi al gusto della maggioranza. Ariyaei dipinge ogni centimetro del supporto che ha davanti e raramente lascia spazi vuoti, segno che dipinge per se stesso e non per gli altri. Crea le sue figure, inscrivendo le allusive e illuminanti poesie di Saadi e Hafez nei loro corpi, trasformandoli nel nostro pubblico che ci giudica con un sorriso misterioso. Ci fa riscoprire noi stessi in modo nuovo attraverso le linee e i colori, disegnandoli come se fossero vitali come organi del nostro corpo, come il cuore. Difficilmente possiamo interpretare le sue figure come etniche. Chiedono di essere scoperte o rivelate. Consapevolmente o no, Ariyaei coinvolge lo spettatore in un nuovo incontro con la ricorrente esistenza dell’altro. I suoi lavori sono come una finestra in un mondo parallelo, dove le persone si trovano in posizioni opposte da cui a vicenda si osservano e analizzano dal punto di vista dei loro principi e delle loro credenze. L’artista è cresciuto con la nonna, la quale era un’esorcista, elemento che può aiutarci a comprendere meglio la sua arte.
Umberto Gervasi
Umberto Gervasi è nato a Catania nel 1939 da una famiglia di venditori ambulanti di dolci locali. All’età di 14 anni Gervasi inizia a lavorare come muratore per poi spostarsi a 28 anni a Sesto San Giovanni, Milano, dove è impiegato come metalmeccanico presso la grande azienda siderurgica Breda. Durante il periodo milanese la sua vocazione artistica giunge a piena maturazione e negli anni ‘80, in concomitanza con la crisi dell’industria siderurgica, la sua produzione si distingue per una serie copiosa di sculture in terracotta e dipinti ispirati all’accesa cromia del folcrore siciliano, ai ricordi di una infanzia povera di libri e di cibo, alle lotte operaie degli anni trascorsi in fabbrica e alla conseguente denuncia dello sfruttamento dei lavoratori: un intenso repertorio tematico che prende le mosse da un difficile vissuto e da cui traspare la viscerale sensibilità dell’artista per temi sociali e politici affrontati con forte tensione espressionista.
Julien Friedler
Julien Friedler (Bruxelles,1950) è una figura singolare nel panorama dell’arte contemporanea. Il passato letterario, la formazione come psicanalista, l’amore per la filosofia e la scrittura di diverse opere erudite, nonché il suo gusto per i viaggi e per l’incontro con realtà diverse e spesso lontane hanno edificato la base di un pensiero labirintico che vede nelle arti visive un’emblematica ipotesi realizzativa. Dipinti, sculture, installazioni sono i portavoce di un immaginario ricolmo, e costituiscono i segni visibili di una verità mitica che l’artista sviluppa attraverso tematiche dal taglio molto personale.
Claudio Salvago
Claudio Salvago è nato il 4 luglio 1964. Si è formato artisticamente ai corsi di fumetto e di visualiser della scuola di Milano e ha frequentato anche il corso di grafica del Castello Sforzesco e a Como l’Accademia Carducci.
Ha partecipato a varie mostre collettive a Como, all’Arcinotti e alla libreria Galleria Cortina.
Le fonti che hanno influenzato la sua formazione artistica sono state gli studi universitari di psicologia all’Università di Padova e le buone letture alla sala Olimpia Arte Cultura di Milano (2016).
I suoi quadri si ispirano alle poesie di Baudelaire, ai romanzi di Burroughs e agli artisti visionari ed espressionisti (W. Blake, Egon Schiele).
È evidente l’ispirazione al mondo dei fumetti nel caleidoscopio dei colori e nel dinamismo delle immagini, mentre, quasi contraddittoriamente, campeggiano i riferimenti ad artisti che hanno espresso la pena di vivere come F. Bacon o Remo Brindisi.
Le immagini a tinte forti e vivaci presentano personaggi talvolta scissi che ci interrogano emergendo dal sottofondo del quadro e ci rimandano a Basquiat e a K. Haring.
Alieni e figurazioni astratte, geni della lampada, uomini-pappagallo alla Savinio sconcertano e ci fanno riflettere. La natura è sempre rappresentata in subbuglio, ma un visir stranamente abbigliato e un faraone ieratico ci danno una visione di questo artista apparentemente contraddittoria ma coerente con la complessità della sua natura.
“Spiegare una traccia astratta… La parapsicologia non esperta genera tremori. Il cielo con le nuvole forma visi di muse extraterrestri. È appartenere al tutto… è una via poetica profonda.” Claudio Salvago
Collettivo Gliacrobati
Il Collettivo Gliacrobati nasce nel 2017 dall’esigenza di riunire un gruppo di pazienti psichiatrici con doppia diagnosi (ovvero con un quadro di disagio psicologico e psichico accompagnato da forme di dipendenza patologica) provenienti dal circuito di cura dell’associazione Fermata d’Autobus Onlus, che si caratterizzano per aver manifestato evidenti inclinazioni e talenti artistici. Alcuni di essi hanno una formazione specifica, altri invece vengono invitati a far parte del Collettivo poiché particolarmente predisposti all’espressione creativa. Oggi partecipano al progetto anche persone esterne al circuito di cura menzionato sopra, in particolare persone per le quali la creatività e l’arte rappresentano un valido strumento per affrontare momenti complessi di vita. Il Collettivo si riunisce settimanalmente negli spazi della galleria Gliacrobati; durante la mattinata, con il coordinamento di Claudio De Marco, musicista e musicoterapeuta, si lavora alla realizzazione delle puntate del Collettivo Gliacrobati Podcast (https://open.spotify.com/show/6NWBpmA42RD25mJOQu8mRm?si=a1d41abe1ad042e1), nato nel 2024 con l’intento di creare uno spazio per raccontare i contenuti delle esposizioni della galleria, a partire dallo sguardo dei membri del Collettivo stesso. Nel pomeriggio le attività sono coordinate da Francesco Sena, artista e arteterapeuta che coadiuva il gruppo nella realizzazione di progetti creativi, sostenendo e incentivando la libera scelta di materiali e tecniche artistiche di esecuzione. Le opere realizzate sono il frutto di un percorso di ricerca e di applicazione che accompagna ogni singolo artista alla scoperta del proprio linguaggio espressivo, individuato all’interno di un progetto partecipato e di condivisione che si struttura attraverso l’identità del gruppo.
Il Collettivo è talvolta coinvolto in progetti specifici nati da collaborazioni con artiste e artisti esterni. I risultati creativi di tali incontri entrano a far parte dello shop della galleria, contribuendo a sostenere le attività del Collettivo e permettendo di mantenerle gratuite e accessibili per chiunque.
Lorenzo Filardi
Lorenzo Filardi, artista nato a Ciriè, Torino, nel 1995 che fin da bambino con mano scioltissima fissa rapidamente sulla carta l’immagine che il pensiero gli suggerisce definendola entro netti contorni che circoscrivono ampie campiture di colori saturi. I particolari vengono sviluppati in fantastiche inquadrature che proseguono, idealmente, in uno spazio infinito che va oltre il foglio o la tela. Filardi lavora su grandi dimensioni, predilige rappresentare spazi urbani, chiese, utensili, situazioni sportive, mediche e i raduni famigliari e religiosi a cui partecipa; la sua pittura si nutre inoltre di un particolare interesse anche per i fatti di cronaca. Dal 2015 frequenta il Laboratorio La Galleria/Città di Torino, lo studio dell’architetto Cesare Griffa e fa capo al SER L’Orobilogio della Cooperativa Stranaidea.
E’ presente a Trailer, collettiva itinerante del progetto Mai Visti e Altre Storie (www.maivisti.it) sin dalla prima tappa del 2014; nello stesso anno espone a Punti di Vista, InGenio Arte Contemporanea.
Nel 2015 partecipa al workshop E’ come scrivere su un foglio curvo con l’artista Marco Cordero, a cura della galleria Opere Scelte presso InGenio Arte Contemporanea e al progetto Stazione Ginzburg, al PARI, Polo delle Arti Relazionali e Irregolari di Palazzo Barolo, entrambe le iniziative sono in collaborazione con il Primo Liceo Artistico e il Laboratorio La Galleria; sempre nel 2015 è presente con una performance di disegno ad Ars Captiva, ex Manifatture Tabacchi e a Io espongo, Azimut. Nel 2016 è fra gli artisti scelti per la mostra sull’autismo Il Fantasma dello spettro, a cura di Sara Boggio, al PARI, Polo delle Arti Relazionali e Irregolari di Palazzo Barolo e InGenio Arte Contemporanea ed è fra gli autori pubblicati sul n. 22 della rivista internazionale d’illustrazione Nu®ant. Nel 2017 è fra gli artisti di Straordinariamente, a cura di Roberto Mastroianni, InGenio Arte Contemporanea.
Le sue opere sono conservate nell’Archivio Mai Visti della Città di Torino e presso la Galleria Gliacrobati.
Samaneh Atef
Samaneh Atef è nata nel 1989 a Bandar Abbas, in Iran. Ora vive ad Astaneh-ye Ashrafiyeh, nel distretto di Guilan, nel nord dell’Iran vicino al Mar Caspio. Ha studiato Software Engineering Technology ma il suo profondo interesse per la pittura l’ha condotta ad affrontare un percorso come autodidatta e a rivelare le sue doti artistiche attraverso una serie di opere dipinte con materiali assolutamente eterogenei e sperimentando tecniche differenti. L’immagine ricorrente nelle sue iconografie è quella della figura femminile indagata nella sua valenza simbolica, ricondotta all’analisi degli archetipi che da essa discendono: un essere intenso e emotivamente espressivo che si sublima in una eterna rappresentazione del femminilile declinata di volta in volta secondo le dualità più rappresentative dei suoi rimandi mitologici e simbolici, ovvero come combattente e vittima, come bambino e madre, come essere umano e demone.
Oby One
Oby One (Roberto Zaiacometti – Ivrea 1948 / Cascinette d’Ivrea 2015) tipografo in pensione, ha vissuto a Cascinette d’Ivrea (To). Oby, il nome d’arte col quale si faceva chiamare dagli amici, è una contrazione di Roberto; One l’ha voluto aggiungere per sottolineare l’unicità originaria della sua produzione. Come in un rebus, Oby One firmava le sue opere sostituendo le due “O” con un occhio. Oby One ha iniziato a disegnare a metà degli anni Settanta durante le pause di lavoro alle macchine di stampa. In prossimità del pensionamento, dagli anni Duemila ha cominciato a produrre opere tridimensionali: Trionfi, Trofei e, soprattutto, fantomatiche Città del futuro, costruzioni di veri e propri mondi. Maquettes costruite di sana pianta da materiali di risulta queste Città del futuro in cui deflagra la fantasia, in cui gli oggetti più e meno quotidiani sono gli strumenti di un eclettismo radicale che assorbe tutto in una “visione” fantastica, felice e ritmicamente intensa, sono il mezzo attraverso cui l’artista soddisfa il proprio bisogno di eloquenza, di fluire nell’espressività. Il realismo paradossale di questi lavori sta proprio nell’eteroglossia del linguaggio per cui ogni materiale usato non solo compone l’oggetto intero ma ci parla in quanto frammento dell’assenza di ciò da cui proviene e di un essere, quello dell’artista, frantumato e della sua capacità di ricomporsi attraverso l’idea l’intuizione il gioco, perdendosi in un’immensa poliformia.
Cosimo Cavallo
Cosimo alias Fabio Elettroni, nasce nel 1968 a Torino ed è tra gli artisti valorizzati dal progetto Mai Visti e Altre Storie (www.maivisti.it) a cura di Arteco. Da oltre venti anni attraversa le strade della sua città urlando, imprecando, gesticolando e affidando a interlocutori immaginari le sue più profonde riflessioni sulla pittura e sul senso ultimo delle cose. La riconoscibilità delle sue opere è per lo più collegata a intricati labirinti realizzati a penna su carta dai quali emergono occhi e bocche di visi severi e solenni che galleggiano sulla superficie del foglio. Ma oltre al disegno a biro, la pittura rappresenta da sempre per Cavallo il linguaggio espressivo con il quale indagare il colore nelle sue potenzialità più specificatamente compositive: nelle sue tele, così come nei cartoni o nelle carte da parati, volti di umanoidi alieni dialogano con la materia pittorica creando suggestive sovrapposizioni fra gli strati di colore. L’energia che pulsa dalle sue opere è la stessa che attraversa la sua acuta sensibilità di artista e essere umano capace di entrare in connessione con le vibrazioni più profonde della realtà, soprattutto di quella non visibile agli occhi.
Ernesto Leveque
Ernesto Leveque nasce a Cambridge nel 1964, vive in Inghilterra fino ai 9 anni per poi trasferirsi, con la sua famiglia, a Torino città in cui attualmente vive e lavora presso Casa di Zenzero, Cooperativa Sociale Stranaidea.
All’età di 16 anni un lungo ricovero in ospedale sembra lo abbia avvicinato alla pittura, momento in cui comincia a raccogliere e rappresentare immagini d’ogni sorta costituendo una personale e progressiva collezione. Per ogni luogo o evenienza sceglie una tecnica o una modalità espressiva specifica: in laboratorio l’acquarello, a casa le annotazioni e le riprese con la webcam, in esterno la fotografia con il telefonino o la fotocamera. Nell’arco della giornata utilizza costantemente i diversi linguaggi: intercalandoli fra di loro con costruzione e circolazione di senso fra gli stessi.
Ernesto attento osservatore, si dedica da anni con costanza a – un personale e labirintico- metodo di archiviazione e catalogazione (su quaderno, su PC o su pen drive) di pensieri, eventi, persone, oggetti, parole, luoghi, immagini e parole, estratti da ritagli di giornale o catturati nella quotidianità: propria e altrui.
Dal 2005 frequenta regolarmente il laboratorio La Galleria della Città di Torino partecipando a diversi progetti esterni come “Press Play 2011” presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e la Ha partecipato a diverse collettive a carattere nazionale e internazionale e a una doppia personale INTERPRETI INSOLITI, InGenio, 2009; la rassegna internazionale “Singolare e Plurale” presso il Castello di Rivalta (To) nel 2011; la collettiva di arte irregolare NONOSTANTE, Museo di Scienze Naturali, 2012. Nel 2013 partecipa al progetto L’ARTE DI FARE LA DIFFERENZA, promosso dal MAET / Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università degli Studi di Torino, a cura di Arteco, cominciando una collaborazione, tuttora in corso, con l’artista Maya Quattropani.
E’ presente a TRAILER, collettiva itinerante del progetto Mai Visti e Altre Storie sin dalla prima tappa del 2014. E’ fra gli autori pubblicati sul n. 22 della rivista internazionale d’illustrazione Nu®ant.
Nel 2016 è nella mostra PRATICHE DI ARCHIVIAZIONE, a cura di Arteco per NESXT (rete internazionale di arte, cultura e innovazione). Nel 2018 è nella mostra VISIONI FRA CIELO E TERRA: GIORGIO BARBERO & C., Palazzo Barolo a cura di Forme in bilico.
Le sue opere sono conservate nell’Archivio Mai Visti della Città di Torino.







































































































































