Fabrizio Molinario
Fabrizio Molinario nasce a Novara nel 1968, città in cui vive e lavora. Inizia la sua attività pittorica nel 2003. Ha esposto i suoi lavori in diverse Gallerie, spazi pubblici e fiere in Italia e all’estero.
Mostre personali – 2021: Lock Down – Studio San Marco, Novara; Mondo …animale – Spazio Eventa, Torino. 2020: Bagnanti, a cura di Franco Crugnola – Showcase Gallery, Varese. 2019: Animali Domestici, a cura di Gianpaolo Bonesini – Galleria Spazio Grafico, Massa Marittima (GR). 2018: The end of the world, a cura di Diego Maria Rizzo – Vivace Gallery, Novara. 2017: The Unusual Universe – Outsider Art Gallery, Copenaghen; Verso la meta, a cura di Andrea Colombo – Spazio Porpora, Milano; The Works, a cura di Paola Meliga – Paola Meliga Gallery, Torino.
Mostre collettive – 2022: Inclusioni, a cura di Yuliya Savitskaya – Florence Art Deposit Gallery, Firenze; No War – Window Arte, Novara. 2021: 15 Group show – Outsider art Gallery, Copenaghen. 2020: Real Art 5, a cura di Monica Villa – Galleria Villa Contemporanea, Monza. 2019: ListaRossa, a cura di Andrea Borgonovo – Atelier Multimedia Galerie, Vienna; Affordable Fair Milano, Galleria Sbart Torino. 2018: So Pop, a cura di Marco Pelligra – Isorropiahomegallery, Milano; Prospero books, a cura di Cristina Moregola – Cristina Moregola Gallery, Busto Arsizio (VA). 2017: Ritratti, a cura di Paola Meliga – Paola Meliga Gallery, Torino; Uccidere Pasolini, a cura di Emilio Minotti – Galleria Galgarte, Bergamo.
Fabrizio Molinario – Studio: Via Bonomelli, 9 NOVARA – Cell.333 8862214.
Mohammad Ariyaei
Mohammad Ariyaei è un pittore autodidatta che ha affinato nel tempo il suo rifiuto per la disciplina, intesa come ciò che guida l’artista a conformarsi al gusto della maggioranza. Ariyaei dipinge ogni centimetro del supporto che ha davanti e raramente lascia spazi vuoti, segno che dipinge per se stesso e non per gli altri. Crea le sue figure, inscrivendo le allusive e illuminanti poesie di Saadi e Hafez nei loro corpi, trasformandoli nel nostro pubblico che ci giudica con un sorriso misterioso. Ci fa riscoprire noi stessi in modo nuovo attraverso le linee e i colori, disegnandoli come se fossero vitali come organi del nostro corpo, come il cuore. Difficilmente possiamo interpretare le sue figure come etniche. Chiedono di essere scoperte o rivelate. Consapevolmente o no, Ariyaei coinvolge lo spettatore in un nuovo incontro con la ricorrente esistenza dell’altro. I suoi lavori sono come una finestra in un mondo parallelo, dove le persone si trovano in posizioni opposte da cui a vicenda si osservano e analizzano dal punto di vista dei loro principi e delle loro credenze. L’artista è cresciuto con la nonna, la quale era un’esorcista, elemento che può aiutarci a comprendere meglio la sua arte.
Philippe Azema
Philippe Azema, nato nel 1956 in Francia, è cresciuto a Tarn, sul Mar Mediterraneo. Lavora come contadino, facendo arte nel tempo libero. Inizialmente attratto dal colore rosso, si è dedicato per un periodo alla pittura su tela, perdendo ben presto interesse. Successivamente ha iniziato a dipingere servendosi di un rasoio e di un bastoncino, concentrandosi sui colori rosso, nero e giallo. Azema disegna e dipinge con acrilico, pennarelli, inchiostro e olio, su carta, su vecchi fogli che possono arrivare fino a 4 x 2 metri. Le sue opere ricordano i disegni preistorici in cui possiamo vedere figure di esseri umani e animali su sfondi giallo/arancione. Gli animali disegnati da Azema sono tutti neri, immaginari e ispirati a leggende come « La bête du Gévaudan (La bestia di Gévaudan) ».
Il lavoro di Azema è stato ampiamente esposto in Francia e in Europa ed è stato esposto alla Outsider Art Fair, Parigi.
Frantz Jacques (Guyodo)
Nato nel 1973 a Port-au-Prince, Haiti. Sua madre desiderava che intraprendesse la carriera di meccanico, ma è stato un calciatore professionista fino all’età di 25 anni. Nel 1989 Guyodo espone per la prima volta al Sent Kiltirel Afrika Amerika a Port-au-Prince.
È uno degli scultori di Port-au-Prince insieme a Jean Hérard Celeur e André Eugène: il trio di scultori della Grand Rue ancora chiamato Atis Rezistans. Usano tutti i tipi di materiali di recupero per dare vita a molte sculture di diversi formati. I materiali utilizzati sono principalmente ricambi per auto, come filtri olio usati, serbatoi di gas, marmitte ecc.
Guyodo realizza anche opere con plastica, metallo e legno di recupero.
È uno dei 4 artisti ad aver prodotto la Freedom Sculpture in commemorazione del 200° anniversario dell’abolizione della schiavitù nel 2006.
Questo evento ha segnato l’inizio della carriera internazionale di Guyodo, che da allora ha esposto nelle principali città del mondo, in particolare a Parigi, New York, Londra, Milano, Bordeaux, Pittsburgh, Edimburgo e Ginevra.
Evelyne Postic
Evelyne Postic è nata nel 1951 a Lione.
La sua prima passione, la danza, è stata spazzata via da una grave malattia polmonare all’età di 5 anni. Inoltre, il divorzio dei suoi genitori ha determinato che fosse collocata in varie case per bambini, esperienza da cui è derivato lo sviluppo in lei di un sentimento di abbandono.
Nella vita soffocante vissuta tra i nonni e la madre, i suoi primi momenti di evasione sono resi possibili da un foglio di carta e delle matite, sul tavolo della cucina, da cui vede la tintoria sul marciapiede opposto che lascia scorrere le sue acque colorate.
A scuola si annoia e sua madre si oppone al fatto che lei vada in una scuola di belle arti.
Successivamente si stabilisce a Grenoble, dove cerca di sfuggire a una faticosa vita quotidiana inventando un mondo parallelo e iniziando a dipingere e disegnare forme in cui l’uomo, gli animali e le piante sono intrecciati.
Si concentra sull’adattamento della creatura vivente a un ambiente che cambia, per sopravvivere.
È appassionata di biologia e scienza e affascinata dall’infinita varietà di forme che troviamo in natura.
Come un fiume trattenuto per troppo tempo, di giorno lavora e di notte crea senza sosta.
Francesca Mariotti
FRANCESCA MARIOTTI (Varmo, Udine, 1918 – Verrua Savoia, Torino 2004)
Di professione casalinga, dal 1961 ha vissuto in un ospedale psichiatrico. Dimessa nel 1998, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in una comunità territoriale. Le realizzazioni esclusive di Francesca Mariotti sono miniature di giacche in maglia di lana. Sosteneva di produrle per i bambini della Terza Armata, per i figli dei graduati e del Generale. Erano suddivise per colore a seconda dell’uso: per la scuola, l’ospedale, etc.; i colori diversi dovevano corrispondere ai diversi gradi. Di fatto sono opere concepite nell’ambito di un contesto privato e intimo, che esclude lo sguardo altrui.
Fabrizio Roccatello
Fabrizio Roccatello nasce a Crespino (Rovigo) nel 1947. Restauratore ora in pensione, vive a Rivoli dove continua a lavorare il legno, materia che, come lui stesso la descrive, si lascia plasmare divenendo fonte di un piacere terapeutico per l’artista. La sua è una ricerca profonda della forma che esiste già dentro la materia, dove lo scultore ha funzione non di aggiungere, ma di togliere, per arrivare dove la materia stessa conduce.
Umberto Gervasi
Umberto Gervasi è nato a Catania nel 1939 da una famiglia di venditori ambulanti di dolci locali. All’età di 14 anni Gervasi inizia a lavorare come muratore per poi spostarsi a 28 anni a Sesto San Giovanni, Milano, dove è impiegato come metalmeccanico presso la grande azienda siderurgica Breda. Durante il periodo milanese la sua vocazione artistica giunge a piena maturazione e negli anni ‘80, in concomitanza con la crisi dell’industria siderurgica, la sua produzione si distingue per una serie copiosa di sculture in terracotta e dipinti ispirati all’accesa cromia del folcrore siciliano, ai ricordi di una infanzia povera di libri e di cibo, alle lotte operaie degli anni trascorsi in fabbrica e alla conseguente denuncia dello sfruttamento dei lavoratori: un intenso repertorio tematico che prende le mosse da un difficile vissuto e da cui traspare la viscerale sensibilità dell’artista per temi sociali e politici affrontati con forte tensione espressionista.
Julien Friedler
Julien Friedler (Bruxelles,1950) è una figura singolare nel panorama dell’arte contemporanea. Il passato letterario, la formazione come psicanalista, l’amore per la filosofia e la scrittura di diverse opere erudite, nonché il suo gusto per i viaggi e per l’incontro con realtà diverse e spesso lontane hanno edificato la base di un pensiero labirintico che vede nelle arti visive un’emblematica ipotesi realizzativa. Dipinti, sculture, installazioni sono i portavoce di un immaginario ricolmo, e costituiscono i segni visibili di una verità mitica che l’artista sviluppa attraverso tematiche dal taglio molto personale.
Claudio Salvago
Claudio Salvago è nato il 4 luglio 1964. Si è formato artisticamente ai corsi di fumetto e di visualiser della scuola di Milano e ha frequentato anche il corso di grafica del Castello Sforzesco e a Como l’Accademia Carducci.
Ha partecipato a varie mostre collettive a Como, all’Arcinotti e alla libreria Galleria Cortina.
Le fonti che hanno influenzato la sua formazione artistica sono state gli studi universitari di psicologia all’Università di Padova e le buone letture alla sala Olimpia Arte Cultura di Milano (2016).
I suoi quadri si ispirano alle poesie di Baudelaire, ai romanzi di Burroughs e agli artisti visionari ed espressionisti (W. Blake, Egon Schiele).
È evidente l’ispirazione al mondo dei fumetti nel caleidoscopio dei colori e nel dinamismo delle immagini, mentre, quasi contraddittoriamente, campeggiano i riferimenti ad artisti che hanno espresso la pena di vivere come F. Bacon o Remo Brindisi.
Le immagini a tinte forti e vivaci presentano personaggi talvolta scissi che ci interrogano emergendo dal sottofondo del quadro e ci rimandano a Basquiat e a K. Haring.
Alieni e figurazioni astratte, geni della lampada, uomini-pappagallo alla Savinio sconcertano e ci fanno riflettere. La natura è sempre rappresentata in subbuglio, ma un visir stranamente abbigliato e un faraone ieratico ci danno una visione di questo artista apparentemente contraddittoria ma coerente con la complessità della sua natura.
“Spiegare una traccia astratta… La parapsicologia non esperta genera tremori. Il cielo con le nuvole forma visi di muse extraterrestri. È appartenere al tutto… è una via poetica profonda.” Claudio Salvago

































































































